Benvenuto nel sistema ACLI di Pordenone

Al via “#FUTUROalVOTO – Europe Edition” il prossimo 11 maggio c/o la palestra dell’oratorio “San Pietro” a Cordenons dalle 15.30 alle 20.00

E’la seconda edizione dell’iniziativa organizzata da ACLI provincia Pordenone assieme a l’AC Italiana Diocesi Concordia-Pordenone, l’AGESCI Zona Tagliamento, l’AGESCI Zona Pordenone, l’ASSISCOUT Gruppo 9 Pordenone – Isola Verde, la Pastorale Sociale e del Lavoro, Giustizia e Pace, Salvaguardia del Creato e dalla Pastorale Adolescenti e Giovani della Diocesi Concordia-Pordenone rivolta ai giovani tra i 17 e 25 anni per dar loro l’occasione di conoscere e dibattere con i candidati di tutte le liste alle prossime elezioni Europee del 26 maggio.

Siamo riusciti a contattare tutte le 17 liste presenti nella circoscrizione Italia Nord-Est.

A lato di questo grande lavoro di sensibilizzazione e preparazione, s’inserisce il sondaggio anonimo https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScH6lUXpREQ-pcqBtQjPkN-HodGDLRydrUhn3EBfF8YfeTYQA/viewform?usp=fb_send_fb&fbclid=IwAR3raFqCj1puIxo7OWieupez4tyRq8wTYEHtBiiuQLB0nLmQOHY-32Rwe68 che il gruppo di lavoro sta proponendo ai giovani e che verrà presentato all’evento per comprendere com’è conosciuta l’Europa e come viene da loro percepita.

Per partecipare è necessario iscriversi seguendo il link https://forms.gle/Ad3oHNC3jv6pDsS96

L’evento ha ottenuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo

L’incontro di quest’anno a Trieste intreccia cultura, politica e momenti aperti alla città: studio e confronto, presso la Stazione marittima, ed eventi in piazza in prossimità del gazebo allestito dal Comune.

Ma cosa significa “Animare la città”? Tra lacerazioni e disuguaglianze del nostro tempo, due “fratture” in particolare ci interrogano: quella generazionale e quella territoriale. Attraverso il lavoro e l’azione sociale, le Acli operano per dare un’anima ai legami che rafforzano coesione e solidarietà. L’Europa, la Chiesa (convocata da Papa Francesco a Sinodo sui giovani) e il mondo del lavoro sono i nostri contesti di appartenenza e di impegno. Dialogheremo con la politica e contribuiremo con le nostre proposte ad un progetto per l’Italia.

Almeno quattro, infine, le ricorrenze che ricorderemo: 100 anni dalla Grande Guerra e dalla nascita di Livio Labor; 50 dagli eventi del ’68; e 40 dalla riforma Basaglia, nata proprio nel capoluogo triestino. Qualunque progetto ha bisogno di idee, di risorse e di azioni, ma è nullo se non c’è un’anima che lo tiene insieme. Arrivederci dunque a Trieste!

SCARICA IL DEPLIANT DEGLI EVENTI IN PROGRAMMA

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Sabato 9 giugno presso la sede della Cooperativa Acli a Cordenons (via Bunis)  dalle 16.45 si terrà la Festa delle Acli di Pordenone in cui sarà presentato il libro:

NOI CI IMPEGNIAMO, BREVE STORIA DELLE ACLI DI PORDENONE DAL 1965 AD OGGI, di Alessandro De Paoli e Antonio Cozzarini

Sarà una occasione per ripercorrere i momenti importanti del movimento e riviverne volti e figure significative, con uno sguardo al nostro futuro, in cui interverranno gli autori della pubblicazione, gli ex presidenti provinciali delle Acli pordenonesi e tanti amici rappresentanti delle associazioni e delle realtà partner delle Acli

Non mancherà un brindisi finale!

Per info: aclipordenone@gmail.com – 339.3934890

PER DARE VOCE A TUTTI, NESSUNO ESCLUSO è il titolo del documento che le ACLI hanno preparato in vista delle prossime elezioni regionali e nel quale hanno elaborato una serie di proposte concrete rispetto ai temi sui quali l’associazione in tutte le sue articolazioni è più impegnata: famiglia e cura dell’umanità, lavoro e formazione, dritti e fisco, migranti ed integrazione, servizio civile.
 
Il documento è stato consegnato a tutti i candidati alla presidenza ai quali verrà chiesta una presa di posizione pubblica ed un impegno concreto sulle proposte delle Acli. 

Le Acli inoltre chiedono alla futura classe dirigente di saper avviare una stagione di dialogo e coinvolgimento con tutto il mondo del’associazionismo e del volontariato ed in particolare di valorizzare lo strumento del tavolo permanente del terzo settore, realtà che raccoglie 85 organizzazioni nazionali di secondo e terzo livello che operano negli ambiti del Volontariato, dell’Associazionismo, della Cooperazione Sociale, della Solidarietà Internazionale, della Finanza Etica, del Commercio Equo e Solidale, e che già svolgono un ruolo importantissimo nella nostra Regione.
SCARICA IL DOCUMENTO

Futuroalvoto 2018 è un evento organizzato da Acli di Pordenone, Azione Cattolica, Agesci Zona Pordenone e Tagliamento e Pastorale giovanile della Diocesi di Concordia-Pordenone per sensibilizzare i giovani ad un voto consapevole alle elezioni politiche del 4 marzo 2018.

L’evento si svolgerà presso l’Oratorio San Lorenzo di Rorai Grande nella mattinata di domenica 25 febbraio 2018 riunendo oltre 200 giovani e prevederà un primo focus sulla legge elettorale di recente introduzione e sulle modalità del voto (cd. Rosatellum) e, quindi, l’incontro dei giovani con i candidati al collegio uninominale di Pordenone i quali potranno rispondere alle domande e alle sollecitazioni che verranno poste.

Democrazia è partecipazione

FUTUROALVOTO_250218

Aviano – 1 gennaio 2018  ore 16.00

Messa per la Pace nel Santuario della Madonna del Monte di Marsure col Vescovo G .Pellegrini

in occasione della 51° Giornata Mondiale per la Pace

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
LI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2018

 

Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace

 

1. Augurio di pace

Pace a tutte le persone e a tutte le nazioni della terra! La pace, che gli angeli annunciano ai pastori nella notte di Natale,[1] è un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza. Tra questi, che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò il mio amato predecessore Benedetto XVI, «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace».[2] Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.

Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale.

Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, «nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento».[3] Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare.[4]

2. Perché così tanti rifugiati e migranti?

In vista del Grande Giubileo per i 2000 anni dall’annuncio di pace degli angeli a Betlemme, San Giovanni Paolo IIannoverò il crescente numero di profughi tra le conseguenze di «una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di “pulizie etniche”»,[5] che avevano segnato il XX secolo. Quello nuovo non ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre.

Ma le persone migrano anche per altre ragioni, prima fra tutte il «desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la “disperazione” di un futuro impossibile da costruire».[6] Si parte per ricongiungersi alla propria famiglia, per trovare opportunità di lavoro o di istruzione: chi non può godere di questi diritti, non vive in pace. Inoltre, come ho sottolineato nell’Enciclica Laudato si’, «è tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale».[7]

La maggioranza migra seguendo un percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta.

In molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio. Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano.[8]

Tutti gli elementi di cui dispone la comunità internazionale indicano che le migrazioni globali continueranno a segnare il nostro futuro. Alcuni le considerano una minaccia. Io, invece, vi invito a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace.

3. Con sguardo contemplativo

La sapienza della fede nutre questo sguardo, capace di accorgersi che tutti facciamo «parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione».[9]Queste parole ci ripropongono l’immagine della nuova Gerusalemme. Il libro del profeta Isaia (cap. 60) e poi quello dell’Apocalisse (cap. 21) la descrivono come una città con le porte sempre aperte, per lasciare entrare genti di ogni nazione, che la ammirano e la colmano di ricchezze. La pace è il sovrano che la guida e la giustizia il principio che governa la convivenza al suo interno.

Abbiamo bisogno di rivolgere anche sulla città in cui viviamo questo sguardo contemplativo, «ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze […] promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia»,[10] in altre parole realizzando la promessa della pace.

Osservando i migranti e i rifugiati, questo sguardo saprà scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Saprà scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti.

Questo sguardo contemplativo, infine, saprà guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei «limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso»,[11]considerando cioè le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi.

Chi è animato da questo sguardo sarà in grado di riconoscere i germogli di pace che già stanno spuntando e si prenderà cura della loro crescita. Trasformerà così in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati.

4. Quattro pietre miliari per l’azione

Offrire a richiedenti asilo, rifugiati, migranti e vittime di tratta una possibilità di trovare quella pace che stanno cercando, richiede una strategia che combini quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.[12]

“Accogliere” richiama l’esigenza di ampliare le possibilità di ingresso legale, di non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze, e di bilanciare la preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali. La Scrittura ci ricorda: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo».[13]

“Proteggere” ricorda il dovere di riconoscere e tutelare l’inviolabile dignità di coloro che fuggono da un pericolo reale in cerca di asilo e sicurezza, di impedire il loro sfruttamento. Penso in particolare alle donne e ai bambini che si trovano in situazioni in cui sono più esposti ai rischi e agli abusi che arrivano fino a renderli schiavi. Dio non discrimina: «Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova».[14]

“Promuovere” rimanda al sostegno allo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati. Tra i molti strumenti che possono aiutare in questo compito, desidero sottolineare l’importanza di assicurare ai bambini e ai giovani l’accesso a tutti i livelli di istruzione: in questo modo essi non solo potranno coltivare e mettere a frutto le proprie capacità, ma saranno anche maggiormente in grado di andare incontro agli altri, coltivando uno spirito di dialogo anziché di chiusura o di scontro. La Bibbia insegna che Dio «ama lo straniero e gli dà pane e vestito»; perciò esorta: «Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto».[15]

“Integrare”, infine, significa permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali. Come scrive San Paolo: «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio».[16]

5. Una proposta per due Patti internazionali

Auspico di cuore che sia questo spirito ad animare il processo che lungo il 2018 condurrà alla definizione e all’approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati. In quanto accordi condivisi a livello globale, questi patti rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza.

Il dialogo e il coordinamento, in effetti, costituiscono una necessità e un dovere proprio della comunità internazionale. Al di fuori dei confini nazionali, è possibile anche che Paesi meno ricchi possano accogliere un numero maggiore di rifugiati, o accoglierli meglio, se la cooperazione internazionale assicura loro la disponibilità dei fondi necessari.

La Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha suggerito 20 punti di azione[17] quali piste concrete per l’attuazione di questi quattro verbi nelle politiche pubbliche, oltre che nell’atteggiamento e nell’azione delle comunità cristiane. Questi ed altri contributi intendono esprimere l’interesse della Chiesa cattolica al processo che porterà all’adozione dei suddetti patti globali delle Nazioni Unite. Tale interesse conferma una più generale sollecitudine pastorale nata con la Chiesa e continuata in molteplici sue opere fino ai nostri giorni.

6. Per la nostra casa comune

Ci ispirano le parole di San Giovanni Paolo II: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”».[18] Molti nella storia hanno creduto in questo “sogno” e quanto hanno compiuto testimonia che non si tratta di una utopia irrealizzabile.

Tra costoro va annoverata Santa Francesca Saverio Cabrini, di cui ricorre nel 2017 il centenario della nascita al cielo. Oggi, 13 novembre, molte comunità ecclesiali celebrano la sua memoria. Questa piccola grande donna, che consacrò la propria vita al servizio dei migranti, diventandone poi la celeste patrona, ci ha insegnato come possiamo accogliere, proteggere, promuovere e integrare questi nostri fratelli e sorelle. Per la sua intercessione il Signore conceda a noi tutti di sperimentare che «un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace».[19]

Dal Vaticano, 13 novembre 2017

Memoria di Santa Francesca Saverio Cabrini, Patrona dei migranti

 

Francesco


[1] Luca 2,14.

[2] Angelus, 15 gennaio 2012.

[3] Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 57.

[4] Cfr Luca 14, 28-30.

[5] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000, 3.

[6] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2013.

[7] N. 25.

[8] Cfr Discorso ai Direttori nazionali della pastorale per i migranti partecipanti all’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), 22.09.2017.

[9] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2011.

[10] Esort. ap. Evangelii gaudium, 71.

[11] Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 57.

[12] Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, 15 agosto 2017.

[13] Ebrei 13,2.

[14] Salmo 146,9.

[15] Deuteronomio 10,18-19.

[16] Efesini 2,19.

[17] “20 Punti di Azione Pastorale” e “20 Punti di Azione per i Patti Globali” (2017); vedi anche Documento ONU A/72/528.

[18] Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2004, 6.

[19] Giacomo 3,18.

VERSO LA ‘SETTIMANA SOCIALE’ Diocesi Concordia Pordenone 13, 15 e 17 novembre 2017

DENTRO E FUORI IL NON PROFIT Per generare valore (e non distruggerlo) in una società multiforme

Con l’intervento di

Daniele Morassut, Commissione diocesana Pastorale Sociale

La dimensione sociale e umana del lavoro (ha ancora un senso?) Le premesse della Settimana Sociale

Paolo Tomasin, sociologo e scrittore

Una possibile convergenza di profit e non profit,
di pubblico e privato per la produzione di valore condiviso? Spunti e strategie per un’associazione di promozione sociale alla ricerca del bene comune

VENERDì 3 NOVEMBRE 2017 ore 20,30

presso AUDITORIUM Centro Diocesano Via Revedole, 1 – PORDENONE (PN)

– incontro aperto alla cittadinanza –

In vista della Settimana Sociale che si svolgerà a Pordenone nel mese di novembre (il 13, 15, 17 novembre 2017) la Commissione Diocesana per la Pastorale Sociale e del Lavoro in collaborazione con Acli provinciali di Pordenone, Caritas Diocesana e Forum IEICP di Portogruaro organizza l’incontro e dibattito

“QUALI SFIDE PER L’EUROPA”

incontro con ROMANO PRODI

moderato dal Dir. Messaggero Veneto Omar Monestier

Lunedì 25 settembre 2017 ore 17.30

Sala Congressi della Fiera di Pordenone

– tutta la cittadinanza è invitata a partecipare –

Il Circolo Acli A. Capitini organizza per il fine settimana dell’8-10 settembre 2017 un Viaggio a Torino alla scoperta della Rigenerazione urbana e del co-housing. La proposta è rivolta a singoli e famiglie.

Tutte le informazioni sono reperibili nel volantino allegato.

Termine per le adesioni: 15/8/17

volantino TORINO 2017

 

Con 122 voti favorevoli, 1 contrario e 1 astensione, la Conferenza delle Nazioni Unite per negoziare uno strumento legalmente vincolante per la messa al bando delle armi nucleari ha detto SÍ. Inizia ora il percorso di ratifica ed entrata in vigore.

Il Trattato di messa al bando delle armi nucleari è uno strumento internazionale legalmente vincolante, che entrerà in vigore dopo la ratifica da parte di almeno 50 Paesi. Tale Trattato, per la prima volta nella storia, dichiara fuori legge le armi più distruttive che esistano, le uniche armi di distruzione di massa non ancora messe al bando. Si tratta di ordigni la cui inumanità è stata più volte sottolineata nel corso dei negoziati e la volontà di bandirle emerge chiaramente dall’Articolo 1 del Trattato, che vieta da un lato di sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere ma anche trasferire o ricevere il trasferimento, consentire la dislocazione di armi nucleari e altri dispositivi esplosivi nucleari, dall’altro di incoraggiare, indurre, assistere o ricevere assistenza per una qualsiasi delle suddette attività. Inoltre, non  solo è fatto esplicito divieto dell’impiego delle testate, ma anche la “minaccia d’uso” è proibita, raccogliendo così molte delle istanze della società civile internazionale e degli Stati pionieri della cosiddetta Iniziativa Umanitaria che ha portato al voto odierno di New York.

Per ulteriori info si rinvia al Sussidio di approfondimento promosso in collaborazione con la Pastorale Sociale, Giustizia e Pace della Diocesi di Concordia-Pordenone già pubblicato in questo sito

Per ulteriori info si rinvia a http://www.disarmo.org/ican/index.html (ican, campagna per la messa al bando delle armi nucleari)